IL VERO SENSO DELL’ARTE, IN TEMPI DI GUERRA SILENZIOSA

Il pittore italiano Paolo Cirio attacca ai muri delle grande citta’ come Parigi, New-York e Londra le immagini degli agenti di alto profilo dell’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (NSA).

Cosi Paolo ha deciso di esprimere la sua protesta contro la sorveglianza di massa e a dare alle eminenze grigie dello spionaggio americano la sensazione di essere obbietti di sorveglianza.

Paolo Cirio, artista concettuale
Paolo Cirio, artista concettuale

Paolo ha raccontato a Sputnik-Italia la Sua istallazione provocatoria.

 Come è nato il progetto l’Overexposed? Quale obiettivo voleva raggiungere con questa istallazione? 

— Il progetto è nato pensando soprattutto alle rivelazioni di Snowden. Ho cercato di puntare il dito su qualche responsabilità politica e capire che cosa è successo negli ultimi dieci anni e in conseguenza traslare queste preoccupazioni in un progetto artistico.

— Come hanno reagito all’Overexposed nell’Agenzia per la sicurezza nazionale?  E la gente comune che ne dice?

— I servizi segreti non hanno risposto anche perché si tratta dei personaggi, politici di altissimo livello, per cui loro non si confrontano con gli artisti che vogliono sfidare la loro posizione. Queste foto invece sono state scattate dalle persone comuni che hanno incontrato questi “politici”. Potrebbe ancora succedere che queste persone mi contattino e dicono: “non voglio che tu usi la mia foto”. Allo stesso tempo ho usato una tecnica particolarissima per riprodurre queste foto in altro modo. Parlo, quindi, di proprietà intellettuale o di come queste immagini prese, rubati da internet possono circolare in altri ambiente senza permesso di chi è nella foto e di chi ha fatto la foto.

Paolo Cirio al lavoro
Paolo Cirio al lavoro

Mentre, il pubblico ha reagito molto bene perché’ tutti siamo molto frustrati dal fatto che ci siano queste agenzie che spiano su di noi e noi non possiamo farci nulla per controllare questa cosa e capire come veniamo spiati. Con questo progetto sono almeno riuscito ad avere una lista delle persone che possono essere considerati come responsabili di quello che successo. E’ soprattutto una specie di “vendetta” personale che si chiama “watch the watcher” — spiare su queste persone e poi esporre dappertutto le loro immagini che non sono neanche autorizzate. Insomma, ho fatto praticamente quello che fanno loro.

— A Suo avviso, l’arte è capace di fermare queste persone che tengono opportuno di spiare i capi di stato internazionali, intervenendo cosi negli affari dei paesi sovrani, immagazzinare dei metadati e sorvegliare gli stessi americani coprendosi e giustificandosi con la legge antiterrorismo?

La mostra Overexposed a Berlino
La mostra “Overexposed” a Berlino

— In certo senso si. Chiaramente la mia arte non è un tribunale e non è l’ONU. Questo tipo di istituzioni dovrebbero fermare l’attività di spionaggio di massa al livello internazionale. Quello che può fare l’arte è di influenzare l’opinione pubblica, renderla cosciente che ci sono le persone che devono sentirsi responsabili per la loro attività. Questo progetto specifico aiuta letteralmente a dare il volto a queste persone che abusano della propria autorità. In realtà la gente comune ne negli Stati Uniti, ne all’estero non conosce chi è il direttore della CIA e della NSA perché non sono i personaggi cosi pubblici come per esempio Obama. Quindi, grazie all’arte che crea una chiara visione “visiva”, l’opinione pubblica si diventa informata e in certo senso può portare avanti dei cambiamenti politici.

 Lei è un pittore italiano che vive e lavora negli Stati Uniti. A Suo avviso, come devono comportarsi i servizi di intelligence italiani e quelli americani per non violare ulteriormente il cosi amato in America  diritto alla privacy?   Qual è la confine che non devono superare con la loro quasi fanatica determinazione di proteggere gli interessi nazionali?

— La mia opinione è che i servizi segreti sono i servizi pubblici in un certo senso. Noi viviamo in un’epoca in cui la trasparenza di Internet ci permette di conoscere di più e ci permette di partecipare di più nelle scelte politiche e pubbliche. Per cui, a mio avviso, le agenzie dovrebbero semplicemente rendici partecipi. Non dico che devono svelare i programmi più segreti che hanno ma sicuramente devono renderci più civile in quello che fanno. Sarebbe opportuno chiedere ai cittadini se alcuni di loro programmi sono leali o meno. Secondo me, in mondo che viviamo oggi e grazie allo steso Snowden, anche i servizi segreti come la CIA sono costretti ad aprirsi. Per quanto invece riguarda la privacy, ci sono mille modi per bilanciare e la sicurezza nazionale. Sono due cose totalmente diverse che sono state molto spesso confuse in questi giorni ma, secondo me, pian piano si imparerà a usarle e capirle meglio.

La mostra Overexposed di Paolo Cirio
La mostra “Overexposed” di Paolo Cirio

— Pensa nel futuro di fare un’istallazione ancora più ampia e massiccia per attirare più attenzione a questo problema che è oramai diventato globale? 

— Continuerò sicuramente a fare i progetti riguardo alla privacy non posso sbilanciarmi perché si sta cambiando velocemente il modo di essere pubblici — magari fra qualche anno ci sarà qualcosa di diverso e Facebook non sarà come quello di oggi. Penso che gli artisti sono gli unici che sono in grado di semplificare in modo visivo, simpatico e interessante le cose che altre persone non hanno tempo e la possibilità di capire e pensarci.

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