CETA: DEREGOLAMENTAZIONE ALIMENTARE E CESSIONE DELLE SOVRANITA’ NAZIONALI

ceta

Ecco di seguito pubblicate alcune domande che chiariranno meglio alcuni aspetti del trattato attrverso cui avverra’ la cessione di ogni autonomia nazionale alle Multinazionali, il CETA.    Le stesse, sono state poste ai politici che ci rappresentano (?) al parlamento europeo.   Se volete sapere se e come hanno rispsto andate qui.

1. Sulla base della Sua esperienza come rappresentante eletto dai cittadini, ritiene che il processo di negoziazione CETA (Accordo economico e commerciale globale) è stato abbastanza trasparente per creare la fiducia pubblica necessaria per un accordo di ampia portata?

n.b. La discussione sull’accordo CETA, iniziata nel 2006, si è conclusa nel 2014. Durante tutto questo periodo il contenuto dei documenti CETA è rimasto celato all’opinione pubblica finché non è trapelato tramite un’emittente televisiva tedesca il 14 agosto 2014 (i documenti trapelati sono stati poi pubblicati ufficialmente il 26 settembre 2014 sul sito dell’UE). Molti cittadini dell’UE erano preoccupati della segretezza e assenza di trasparenza che circondavano il trattato CETA.

2. Ritiene che il CETA debba essere applicato provvisoriamente prima che i parlamenti nazionali possano pronunciarsi su esso?

n.b. Con l’ “applicazione provvisoria” il CETA potrebbe entrare in vigore prima che i 28 parlamenti nazionali dell’UE possano ratificarlo o respingerlo. Il Consiglio deve decidere in merito all’applicazione provvisoria del CETA. L’applicazione provvisoria non è richiesta per gli accordi commerciali ma per motivi urgenti, come ad esempio un’incombente catastrofe naturale o gravi problemi sociali. Vi sono numerosi aspetti giuridici oscuri in merito all’applicazione provvisoria; non esistono poi “”motivi urgenti”” fra l’UE e il Canada, per questo molti cittadini europei si preoccupano di non avere voce in capitolo in merito al trattato CETA e ad altri accordi futuri.

3.  Il CETA darebbe alle imprese e al governo canadese la possibilità di influire sulla futura legislazione europea prima del passaggio dal Parlamento Europeo: è d’accordo con questa procedura?

n.b. Con l’intento di ridurre le “barriere commerciali” e aumentare i profitti, l’accordo CETA mira a consentire alle imprese e al governo canadese di influire sulla legislazione che potrebbe ostacolare le esportazioni canadesi verso l’Europa. Ciò potrebbe tradursi in un condizionamento delle leggi dell’UE ad opera di imprese e governi stranieri prima ancora che i rappresentanti europei eletti vi giungano a conoscenza.

4. Crede che sia una buona idea concedere alle imprese straniere, comprese le 41.000 imprese statunitensi registrate in Canada, il diritto di fare causa all’UE e i suoi stati membri per misure e leggi che proteggono la salute e l’ambiente?

n.b.Se un’impresa ritiene che l’UE o uno Stato membro dell’UE ostacoli i suoi investimenti e profitti attuando normative in materia di tutela ambientale o della salute, può intentare causa ai contribuenti di ogni Stato membro dell’UE. Poiché l’accordo CETA non definisce obblighi e responsabilità degli investitori, essi possono minacciare i cittadini europei di adire le vie legali.         Nella sezione (d)(xiii) della Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 luglio 2015 sui negoziati riguardanti il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) e futuri accordi, il Parlamento europeo ha stabilito che TTIP e CETA devono “trattare gli obblighi e le responsabilità degli investitori”, mentre l’accordo CETA non soddisfa questa richiesta.

5. Le minacce da parte degli investitori di fare causa agli stati induce ripetutamente i governi ad abbandonare, posporre o indebolire le leggi di interesse pubblico: ritiene che sia un problema?

n.b. Se un’impresa ritiene che l’UE o uno Stato membro dell’UE ostacoli i suoi investimenti e profitti attuando normative in materia di tutela ambientale o della salute, può intentare causa ai contribuenti di ogni Stato membro dell’UE. Si sono già verificati casi in cui gli investitori hanno intentato causa agli Stati che hanno adottato tutele in materia di protezione dell’ambiente e della salute, ad esempio in Slovacchia, Germania, USA, Canada, Ecuador, Egitto e in molte altre nazioni. In questi casi le imprese hanno intentato cause milionarie e talvolta miliardarie a spese dei contribuenti.

6. Conosce un esempio in cui non è stata garantita la debita tutela giuridica a un investitore straniero nei tribunali del Suo paese o nel Tribunale di Giustizia della Comunità Europea?

n.b.  Uno degli argomenti a favore della clausola di arbitrato internazionale ISDS (Investor-State Dispute Settlement) si basa sul fatto che le imprese possono subire danni a causa del trattamento ingiusto a cui sono sottoposti in taluni Stati corrotti. Si tratta di un argomento addotto sovente nel caso di investimenti attuati nei Paesi in via di sviluppo. Qualcuno sostiene però che si tratti di un problema anche negli Stati dell’UE.

7. Gli esperti legali dubitano che il sistema giuridico in materia di investimenti del CETA sia compatibile con il diritto comunitario. Appoggerebbe una richiesta di parere del Tribunale di Giustizia europeo per offrire la certezza della legge?

n.b. In risposta alle critiche mosse all’ISDS, la Commissione ha proposto l’istituzione del Sistema giudiziario per la protezione degli investimenti (ICS, Investment Court System), ritenuto però da giuristi europei potenzialmente lesivo del diritto dell’UE. Il Parlamento europeo ha facoltà di chiedere alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) un parere sulle questioni di natura giuridica.

8. Crede che le garanzie del CETA siano sufficienti per assicurare che la “cooperazione in materia legislativa” non pregiudichi le norme UE sulla sicurezza alimentare, l’ambiente e la tutela del consumatore?

n.b.Il principio della prudenza adottato dall’UE prevede che i legislatori debbano varare leggi atte a proteggere le persone da danni potenziali, anche in assenza di specifiche e approfondite conoscenze in materia. Questo principio non trova applicazione in Canada e, di conseguenza, molti cittadini dell’UE sono preoccupati per l’impatto delle sostanze chimiche nei prodotti alimentari o nell’ambiente.

La “cooperazione in campo normativo” si riferisce al tentativo di rimuovere le “barriere commerciali” che possono contemplare standard in materia di sicurezza alimentare, tutela ambientale e protezione del consumatore.

9. Il CETA non dispone di alcun meccanismo di sanzione per le violazioni delle sue disposizioni riguardanti l’ambiente e il lavoro. Che cosa ne pensa, è soddisfatto di ciò?

n.b. Il Canada non dispone di meccanismi sanzionatori, pertanto non sembra rispettare le normative in materia di lavoro e di tutela ambientale alla stessa stregua dell’Europa.     Nella sezione (d)(ii) della Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 luglio 2015 sui negoziati riguardanti il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) e futuri accordi, il Parlamento europeo ha stabilito che TTIP e CETA devono “introdurre e applicare le otto convenzioni basilari dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL)”, cosa che il CETA non ha invece attuato.

10. L’azienda Transcanada ha fatto causa ai i contribuenti statunitensi per 15 miliardi di dollari per la decisione del governo statunitense di vietare un progetto di oleodotto. La UE è in grado di rispettare il nuovo Accordo di Parigi sul cambiamento climatico se le aziende petrolifere e del gas possono ricorrere a questi espedienti legali?

n.b. Nel 2015 il presidente americano Barrack Obama ha posto il veto nella fase finale del progetto TransCanada Keystone che prevedeva la costruzione di un oleodotto per collegare il Canada con lo Stato del Texas. Per il veto Obama ha addotto ragioni di tutela ambientale. TransCanada ha intentato causa ai contribuenti statunitensi chiedendo 15 miliardi di dollari di “danni”.        Nel 2015, 195 nazioni di tutto il mondo hanno adottato l’Accordo di Parigi per la riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2020. Questo è considerato il più grande movimento globale contro il cambio climatico fino a oggi. L’UE si è posta l’obiettivo di ridurre le emissioni del 40% entro il 2030, ma sarà impossibile raggiungerlo se le aziende petrolifere e del gas potranno far perseguire i governi nazionali perché tentano di ridurre le emissioni.

11. Crede che sia una buona idea inviare latte, carne, uova, frutta, verdura e altri prodotti agricoli in tutto il mondo invece di rafforzare i mercati locali e regionali?

n.b. Nella sezione (b)(iii) della Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 luglio 2015 sui negoziati riguardanti il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) e futuri accordi, il Parlamento europeo ha stabilito che TTIP e CETA devono “includere nell’accordo una clausola di salvaguardia […] che possa essere invocata qualora l’aumento delle importazioni di un particolare prodotto rischi di nuocere gravemente alla produzione interna”.

12.Molte piccole e medie imprese, specialmente nel settore agroalimentare e dell’allevamento, si vedono minacciate da un’eventuale apertura dei mercati ai grandi produttori di oltremare. Condivide queste preoccupazioni?

n.b. Nella sezione (b)(iii) della Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 luglio 2015 sui negoziati riguardanti il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) e futuri accordi, il Parlamento europeo ha stabilito che TTIP e CETA devono “includere nell’accordo una clausola di salvaguardia […] che possa essere invocata qualora l’aumento delle importazioni di un particolare prodotto rischi di nuocere gravemente alla produzione interna”.        Nella sezione (d)(xii) della Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 luglio 2015 sui negoziati riguardanti il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) e futuri accordi, il Parlamento europeo ha stabilito che TTIP e CETA devono garantire che il “[CETA] includa un capitolo specifico per le PMI”.

13. Il CETA contiene disposizioni specifiche per aumentare la cooperazione normativa tra Europa e Canada in materia di biotecnologie. Ritiene che sia una buona idea fornire al 3° produttore mondiale di OGM i mezzi per indebolire le protezioni dei cittadini europei dagli OGM?

n.b.  È in atto una grande discussione sulle conseguenze per la salute legate agli organismi geneticamente modificati e sulla necessità o meno di indicare gli OGM nelle etichette dei generi alimentari destinati alla vendita. Questa tematica chiama nuovamente in causa il “principio della prudenza” (che richiede che i legislatori debbano varare leggi atte a proteggere le persone da danni potenziali, anche in assenza di ricerche scientifiche approfondite in materia), visto che USA e Canada non prevedono l’obbligo di indicare gli OGM presenti nei generi alimentari, diversamente dall’UE. Molti cittadini europei si preoccupano che i bassi standard adottati in Canada possano contribuire ad abbassare gli standard europei in materia di OGM.

14. Il Parlamento Europeo ha recentemente raccomandato alla Commissione di escludere completamente i servizi pubblici dagli accordi commerciali bilaterali. Lei ancora preme per una totale ed inequivocabile esclusione dei servizi pubblici?

n.b.I servizi oggetto di accordi commerciali bilaterali venivano precedentemente inseriti con il metodo dei cosiddetti “elenchi positivi”. Ciò significa che ogni servizio inserito nell’elenco ricade nell’accordo. CETA e TTIP applicano un metodo diverso, degli “elenchi espliciti” o “elenchi negativi”; pertanto l’accordo elenca solo i servizi che sono esclusi dal trattato. Ciò conferisce al CETA un controllo e un potere molto maggiore sui servizi pubblici rispetto a qualsiasi precedente accordo commerciale.       Nella sezione (b)(v) della Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 luglio 2015 sui negoziati riguardanti il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) e futuri accordi, il Parlamento europeo ha stabilito che TTIP e CETA devono “potenziare l’accesso al mercato dei servizi secondo l’approccio basato su un “elenco ibrido”, ricorrendo a “elenchi positivi” per l’accesso al mercato […] garantendo nel contempo che le eventuali clausole “standstill” e “ratchet” si applichino soltanto a disposizioni non discriminatorie […] e utilizzando l’approccio basato su un “elenco negativo” per il trattamento nazionale”.

15. Ritiene che gli Stati membri dell’Ue debbano avere il potere di tornare indietro dalla privatizzazione dei servizi pubblici come la fornitura di acqua ed energia, ospedali e scuole?

n.b.  Sussistono preoccupazioni circa la reversibilità nell’ambito del CETA. I cittadini intendono sapere se, in caso di privatizzazione di servizi pubblici nell’ambito di CETA e TTIP, sia possibile rendere reversibile la privatizzazione facendo tornare nuovamente pubblici servizi come quelli a cui si fa riferimento nella domanda.

TRATTO DA  https://stop-ttip.org/

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